Monferrato

Monferrato

Scriviamo oggi della prima sub regione* con tradizioni, memorie e storie omogenee dove era nato e oggi rinasce questo giornale, vale a dire il Monferrato.

Teatro leggendario di una belle più belle narrazioni europee che ha dato notorietà alle eroiche e straordinarie gesta del marchese Aleramo.

Storia che vede coinvolte e intrecciarsi attorno alla figura del nobile, tra leggenda e vicende storiche, il land tedesco della Sassonia e il territorio piemontese che da Saluzzo si estende fino al mare, per correre poi lungo la costa marina da Ventimiglia fino a Vado e tornare su nell’entroterra a contemplare e respirare i territori alessandrini ricchi di boschi, coltivazioni varie e ingenti, preziosi e rinomati vigneti del gaviese, del casalese, dell’acquese e dell’astigiano, e ricongiungersi al punto di partenza.

Chiuso il cerchio storico-leggendario, oggi il Monferrato è praticamente confinato nelle province dell’alessandrino e dell’astigiano.

La leggenda di Aleramo resta però un cult mistico che trova nel famoso muretto di Alassio l’essenza delle vicende che hanno visto nascere il Mons Ferratus e dove il toponimo della località VIP è testimonianza ancora oggi della leggendaria saga aleramica, perché il suo nome si fa derivare da Alasia, moglie di Aleramo e figlia delI’imperatore Ottone I di Sassonia.

Tra le città la più iconica è Acqui Terme che sta nell’Alto Monferrato e vanta l’appellativo di “Perla del Monferrato”.

Denominazione riconosciuta e dovuta anche grazie alla sua bellezza ed alle sue acque curative conosciute anche prima dell’epoca romana e poi valorizzate appunto durante la dominazione dell’antica Roma, che ne ha poi sviluppato e potenziato le Terme, come risulta dai reperti del locale Museo Archeologico.

Ogni cittadina del Monferrato è conosciuta ed apprezzata per le sue peculiarità e per le sue lavorazioni.

Chi non conosce Valenza, tra Alessandria e Casale M.to, eccellenza mondiale del gioiello. Asti per i vini e il Palio, Alessandria che ricorda i fasti dell’argenteria di qualità. Novi con il cioccolato e i campionissimo del ciclismo italiano.

Possiamo tranquillamente affermare che “dove l’acqua termale è salute i vini del Monferrato sono l’allegria e la genuinità di tutto il territorio”.

Pure l’Unesco ha riconosciuto il belvedere dei vigneti di questi luoghi in un susseguirsi di quinte e di panorami a dir poco mozzafiato.

Nel Monferrato c’è pure il paese di Ponzone, uno dei territori comunali più estesi d’Italia.

Ponzone scrivono le cronache dell’epoca era sede di un antico castello degli Aleramici, oggi ci sono ancora pochi ruderi a ricordarlo.

Ponzone però ha una grandissima head line che non è mai stata promossa ne valorizzata come avrebbe dovuto. È considerato il secondo più bel vedere d’Italia. Un appellativo che da solo vale una fortuna dal punto di vista della comunicazione e della promozione turistica. Una fortuna che non si può inventare e che a farla ideare da uno studio pubblicitario qualificato costerebbe una cifra a molti zeri, invece qui è quasi mal sopportata se non addirittura derisa.

Una pubblicità unica che già nei primi anni ’70 la Guida Rossa del Touring Club, vademecum veritiero incontrovertibile dell’informazione e della serietà turistica italiana, ne aveva sancito la titolarità, affermando appunto che il ponzonese era il secondo più belvedere d’Italia.

Attestazione che potrebbe da sola far vivere di turismo tutto il territorio.

Perché questo titolo così importante e così roboante? Perché nelle giornate terse e chiare, si vede quasi mezzo arco alpino italiano. Dalle Alpi Marittime e poi subito dopo con l’inconfondibile sagoma del Re di Pietra, il Monviso, il monte più alto delle Alpi Cozie, e via dicendo fino alle Alpi Pennine del massiccio del Rosa.

Basta recarsi sul punto panoramico del Gorrei per restare a bocca aperta ed ammirare le montagne di una gran parte delle Alpi italiane.

A ben dire qui il “si potrebbe vivere di solo turismo” non è tanto un modo di dire ma potrebbe essere una reale possibilità economica.

Ma se Ponzone può essere una “croce” nel panorama delle delizie monferrine, che dire di Acqui Terme, perla del Monferrato? Oggi è ancora frenata (così da circa tre anni) con le Terme in centro a passo ridotto e quelle della zona Bagni chiuse, così come tutti gli alberghi.

Un disastro, frutto di scelte sbagliate di amministrazioni che senza visione non hanno saputo muoversi per il bene della città e dei suoi abitanti.

Il Monferrato è uno scrigno di bellezza e di situazioni veramente uniche come ad esempio i record Europei del numero di castelli, manieri e torri e quello del numero di vini di qualità e dei DOC.

Vale programmare una gita tra le porte e le viuzze dei numerosissimi paesini ricchi di storia e di bellezza e ricchi di un’enogastronomia tradizionale, buona, genuina e saporita che non trova tanto facilmente eguali.

A parte i belvedere unici, le Terme millenarie e l’aria salubre, l’accoglienza delle genti locali è poi un collante che condisce di buonumore tutti i sensi, nessuno escluso.

*Regioni storico-geografiche o subregioni con tradizioni omogenee non possiedono confini burocratici chiari ma condividono identità simili nella storia e nelle caratteristiche dei paesaggi, delle parlate locali e ugualmente della loro cultura.

Gz

Prossimamente pubblicheremo la leggenda del Monferrato.

Ricerchiamo team di collaboratori per le sub regioni italiane e straniere

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