CronacaGazzetta del Monferrato e Sassello

L’entomofauna e le orchidee spontanee dell’alto Monferrato: una ricchezza da ammirare e preservare

Chi fa trekking o passeggiate in mezzo alla natura, tende ad essere catturato dalla bellezza dei paesaggi e spesso trascura le creature affascinanti che si possono incontrare all’altezza del terreno. Infatti nell’ l’erba alta o tra i ciottoli polverosi di un sentiero vi è un mondo tutto da scoprire; un mondo costituito da piante erbacee e da tutti gli artropodi che insieme costituiscono l’entomofauna specifica di un’area.

Fin da bambino ho sempre avuto una particolare sensibilità verso queste piccole creature e negli ultimi anni mi sono cimentato nella fotografia ad ingrandimento macro con un unico scopo: far conoscere alle persone il mondo nascosto degli insetti e sensibilizzarle su queste affascinanti creature che spesso vengono demonizzate perché incutono qualche timore. Tutte le foto che vedrete in questo articolo sono state scattate da me nel meraviglioso quadro naturale dell’Alto Monferrato.

Una delle specie più incredibili che si possono incontrare in primavera, non è un insetto ma è legata a tal punto ad essi, da assomigliargli anche nell’ aspetto. Sto parlando delle orchidee spontanee del genere Ophrys. Il fiore di queste piante erbacee presenta un petalo modificato chiamato labello. Si tratta di una struttura carnosa ricoperta da una fitta peluria e può emanare l’odore simile a quello della femmina di certi imenotteri, ovvero vespe e api.

I maschi di questi insetti scambiano il labello per una femmina della propria specie e nel tentativo di accoppiarsi, impollinano l’orchidea.

Ogni specie di ofride si è adattata per attrarre solo una o poche specie di imenotteri e questo spiega la ricchezza della loro biodiversità, ma anche la loro vulnerabilità, ne esistono infatti di ogni forma e colore, essendo inevitabilmente legati alla presenza di un solo insetto per riprodursi.

Proprio sui fiori di molte piante spontanee come gli ofridi, si può annidare un altro artropode con intenzioni diverse dall’accoppiamento e decisamente poco pacifiche; sto parlando della Misumena vatia: un ragno dal corpo tozzo e dalle zampe anteriori particolarmente lunghe, perfette per catturare in una presa mortale il malcapitato insetto impollinatore attratto dal profumo e dal colore vivace dei fiori.

Proprio il colore è uno dei punti di forza della Misumena; la femmina di questo incredibile predatore ha la capacità di cambiare colorazione per adattarsi perfettamente al terreno di caccia. Il processo di mutamento cromatico necessita diversi giorni e la gamma di colorazioni possibili è limitato al bianco, giallo e rosa.

Non di rado accade di trovare api e farfalle ferme sui fiori che non fuggono al nostro passaggio; avvicinandosi un pochino si può constatare la presenza della Misumena che sta consumando il suo pasto posizionandosi sotto la corolla.

La presenza di certi predatori spiega gli adattamenti evolutivi di altri artropodi come la splendida Lampides boeticus: una piccola farfalla nella cui pagina inferiore delle ali, presenta due ocelli neri bordati di rosso e argento in corrispondenza di una piccola codina che spunta dal margine. L’obiettivo è quello di simulare una finta testa munita di antenne, al fine di disorientare il predatore e indurlo ad attaccare un punto non vitale come la parte terminale delle ali.

Lungo i sentieri, in prossimità di cataste di legna o ceppi, si possono trovare creature meno aggraziate delle farfalle ma comunque estremamente interessanti e utili. Sto pensando alle moltissime specie di coleotteri presenti nel nostro territorio. Uno di questi è l’Oryctes nasicornis, un grosso insetto che può raggiungere i 42 mm di lunghezza. Il nome è dovuto al grande corno posto sulla testa del maschio, utilizzato da questi ultimi nella lotta per la conquista della femmina. Gli adulti dell’ Oryctes nasicornis vivono poche settimane e in questo periodo vivono solo per riprodursi.

In questa fase della loro vita smettono persino di nutrirsi. Le larve al contrario trascorrono anni all’interno del legno morto e nutrendosene, contribuiscono a scomporlo e a ridistribuire i nutrienti nel terreno.

Queste sono solo una infinitesimale parte delle affascinanti creature che si possono incontrare in una semplice gita, basta solo avere l’accortezza di fermarsi ogni tanto, porre lo sguardo al di sotto dell’orizzonte e godersi lo spettacolo.


Dott. Edoardo Rocca

(Foto di ER)


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