La peste suina che fine fa e a che punto è
LAPESTE SUINA AFRICANA CHE FINE HA FATTO? BUCHI E TAGLI NELLE RECINZIONI
Il titolo del piano nazionale recita: “Il Piano nazionale di sorveglianza ed eradicazione della Peste Suina Africana”, e all’interno troviamo quello che ci interessa di più e cioè il controllo e la vigilanza che recita così: “Il Piano nazionale ha l’obiettivo di proteggere il patrimonio suinicolo nazionale dal virus PSA e si articola nei principali ambiti di seguito elencati:
- sorveglianza passiva nelle popolazioni di cinghiali
- sorveglianza passiva negli allevamenti di suini
- gestione della popolazione di cinghiali
- verifica dei livelli di applicazione delle misure di biosicurezza
- campagna di formazione e informazione degli stakeholders”
Sono 5 punti che hanno un forte valore in misure di sicurezza e di piantonamento del territorio. Tranquilli per la parola stakeholders, non è un brutto vocabolo, significa solo le “parti interessate” in inglese. Qualcuno che vuole essere considerato intelligente usa terminologie straniere per “tirarsela”, come dicono i giovani di adesso.
Noi siamo pragmatici e non ci caschiamo, non abbiamo bisogno di queste piccolezze, andiamo al sodo dicendo pane al pane e vino al vino per farci capire da tutti.
Punto per punto ci piacerebbe molto conoscere quante persone sono impegnate e chi sono quelle che sorvegliano passivamente le popolazioni dei cinghiali.

Ci piacerebbe anche conoscere dove sono e quando operano. Altrettanto ci piacerebbe molto conoscere allo stesso modo come sono stati strutturati i punti di sorveglianza (2), di gestione (3), di verifica (4) e la campagna di formazione delle parti interessate (5).
Da quello che si vede lungo le recinzioni tutti questi punti lasciano molto a desiderare.
Conosco molto bene la parte ponzonese del territorio e non mi è dato di sentire e di vedere che le recinzioni siano così sicure e le misure di sorveglianza siano così attive e severe.

Ho visto la costruzione di questo serraglio per una trentina di chilometri (il totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 260/270 Km) sia lungo una parte della provinciale n. 210 che lungo i sentieri.
La serie di fotografie che vedete e che ho scattato personalmente parla da sola. E sono semplicemente la risultante di poco più di 500 metri percorsi in macchina sopra la cascina Tiole del Parco Faunistico dell’Appennino e in parte lungo la provinciale 210.
Chi ama le proporzioni può sbizzarrirsi: se su circa 500 mt ci sono 3 buchi e il taglio completo della rete, quanti buchi e quanti tagli potrebbero esserci sull’intera distanza?
Se le foto parlano da sole, parlano da sole anche le affermazioni che nessuno, dico nessuno, sia stato solo richiamato per non essersi cambiato le scarpe o per non aver usato un antibatterico liquido per disinfettare le proprie suole dopo aver calpestato i boschi.

Senza contare che quando è stata inaugurata la recinzione, nessuno ha pensato, perché non l’ho sentito dire, che molti selvatici avrebbero potuto passare da un territorio recintato all’altro trasportando liberamente il virus senza limiti e non certo perché lo facevano apposta ma solo perché la natura è quella che è, e non può essere rinchiusa con una semplice rete.
Adesso le recinzioni sono in parte sommerse in parte dai rovi e dalle erbacce che nascondono i varchi aperti e scavati dagli animali alla base della rete, ormai sono una vera e propria gruviera o se preferite un colabrodo.
Manutenzione zero, idem dove hanno sistemato anche alcune recinzioni elettrificate.
Mah! Che dire?

Stendiamo un pietoso velo su tutto. Solite cattedrali nel deserto.
Non ci sono solo i buchi nelle reti, anche molti i cancelli restano aperti, alcuni non ci sono nemmeno più.
E della peste suina e dei cinghiali oggi sembra che la sorveglianza abbia solo il nome di un metodo, cioè all’“africana” e nulla di più.
E per sapere tutto ma proprio tutto, comunichiamo che in Sardegna la peste suina sembra sia stata definitivamente eradicata. Il primo focolaio registrato nell’isola risaliva al 1978, ed è rimasto endemico per decenni.
In Polonia invece si sta ancora combattendo, ma ci fermiamo qui. Vorremmo comunque sapere quali precauzioni vengono prese per i viaggiatori ed i turisti che vanno ed arrivano da questa zona.
Nelle foto si notano i buchi sotto la rete che permettono il passaggio degli animali selvatici, In una è evidente il taglio della rete per il passaggio comodo degli esseri umani in un’altra si nota che il cancello non esiste più. In alcuni buchi hanno messo del fieno secco per chiuderli e accanto ad una casetta di attesa ci passa anche un cavallo.

Copiamo da Internet: Dov’è presente la Peste suina africana.
La PSA è endemica nell’Africa sub-sahariana, dove la malattia venne inizialmente scoperta. In Europa, tra il 1995 e il 2007, la PSA era confinata unicamente alla Sardegna. Tuttavia nel 2007 si verificarono focolai di PSA in Georgia e la malattia si diffuse ai Paesi limitrofi, colpendo maiali e cinghiali selvatici. Nel 2014 vennero segnalati i primi focolai nell’Unione europea, tra i cinghiali selvatici degli Stati baltici e della Polonia. Da allora la malattia si è diffusa ad altri Paesi dell’UE e ai Paesi terzi confinanti e negli ultimi anni si sono verificati focolai anche in Asia, Oceania e in alcuni Paesi americani.
Gianni Zaccone

(Tutte le foto sono di Informa)
