La strategia asimmetrica dell’Iran nella guerra contro gli Stati Uniti
La crisi in Medio Oriente non si è ancora conclusa e sembra estremamente difficile che il suo esito possa essere il rovesciamento della Repubblica islamica in Iran. In realtà non è neanche scontato che gli Stati Uniti possano ottenere un accordo vantaggioso o una qualsiasi forma di resa da parte dell’Iran.
In questi mesi di conflitto, i principali periodici e in generale quasi tutti i media nazionali si sono limitati a raccontare i singoli avvenimenti bellici o a seguire l’altalenante valzer della diplomazia.
In pochi si sono realmente chiesti come sia stato possibile che l’Iran, una nazione quasi priva di aviazione e flotta, soffocata da decenni di sanzioni e afflitta da una gravissima tensione sociale, sia riuscita, da sola, a resistere all’assalto coordinato di Stati Uniti e Israele.
Rispondere a questa domanda, in modo completo e strutturato, è importante soprattutto oggi, in un mondo che vive una fase di tensioni dove diverse potenze regionali, come la Cina e la Russia, rivendicano sempre con più forza, il diritto di difendere i propri interessi nonostante la deterrenza rappresentata dalla superpotenza americana.
In questi mesi di scontri abbiamo potuto assistere l’attuazione della dottrina militare iraniane basata sulla guerra asimmetrica.
Uno dei principali elementi della strategia iraniana consiste nel finanziamento e armamento di una rete di milizie sciite dislocata in tutto il Medio Oriente. Questi attori non-statali hanno permesso all’Iran di effettuare attacchi per procura e indiretti, contro gli interessi statunitensi nella regione, senza correre il rischio di un conflitto aperto con la superpotenza americana .
In questo ultimo conflitto hanno mostrato un ulteriore impiego; ovvero quello di accendere contemporaneamente più fronti di guerra in varie zone del Medio Oriente in modo da poter impegnare il nemico al di fuori del territorio iraniano.
Questa rete di milizie, che gli iraniani chiamano “asse della resistenza”, è stato creato e sviluppato dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, ovvero un apparato di sicurezza indipendente dall’esercito iraniano che detiene una grande influenza nella politica interna dell’Iran, oltre a controllare e dirigere la politica estera e interi settori dell’economia del paese. E’ stato, in particolare, un generale di questo Corpo, Qasem Soleimani, a condurre l’asse della Resistenza all’apice della sua forza con la creazione della mezzaluna sciita; una continuità territoriale di milizie alleate che dall’Iraq, attraverso la Siria e il Libano, avrebbe garantito all’Iran un ponte per attaccare Israele.
Negli ultimi anni, con la caduta del regime di Bashar al Assad in Siria nel 2024 e l’indebolimento delle milizie libanesi di Hezbollah in seguito agli scontri con Israele, l’asse della resistenza iraniana ha subito un arretramento seppur riuscendo a mantenere la sua capacità operativa. Ne sono un esempio le milizie Huthi in Yemen che, proprio negli ultimi giorni, hanno inflitto gravi danni alle raffinerie in Arabia Saudita e alle petroliere di passaggio nello stretto di Bab al Mandab, zona estremamente sensibile per i commerci poiché raccordo tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
Anche gli attacchi con i droni, da parte delle milizie irachene contro le basi americane, confermano ulteriormente che l’asse della Resistenza è indebolito ma ancora vivo.

(foto: httpsshare.googleRwUBxg5yoaqdiycIy)
Un altro aspetto fondamentale della strategia asimmetrica iraniana riguarda le loro forze missilistiche. Invece che inseguire i nemici nella costruzione di una potente forza aerea, hanno preso presto atto di non disporre ne’ di risorse ne’ di tecnologia per andare in questa direzione. Hanno optato, dunque, per la creazione di un’importante arsenale missilistico di produzione indigena. Sono stati appositamente edificati enormi strutture sotterranee al di sotto delle montagne per proteggere queste armi dagli attacchi aerei del nemico. In questo modo gli iraniani possono portare fuori dalla profondità della terra i missili attraverso dei lanciatori mobili su ruota, per poi ritornare rapidamente al sicuro.
Oltre ai missili balistici a corto e medio raggio, gli iraniani fanno molto affidamento sui droni esplosivi di tipo Shahed. Queste armi hanno il vantaggio di essere estremamente economiche facili da costruire. Vengono lanciati in grandi sciami con lo scopo di saturare le difese aeree del nemico. In questo senso bisogna anche ricordare che un singolo drone ha un costo stimato di 20.000/ 50.000 dollari contro i 12 milioni di dollari , costo di alcuni missili intercettori che vengono utilizzati per abbatterli; ovviamente questo è un fattore che rende insostenibile dal punto di vista economico il confronto sul medio lungo periodo.
La penuria di missili intercettori è stato uno dei principali problemi per l’esercito americano durante il conflitto.
La leadership iraniana è sempre stata a conoscenza del valore strategico dello stretto di Hormuz e ha sviluppato l’intera sua Marina militare in modo da rendere impossibile il suo controllo da parte del nemico. L’Iran non ha una vera e propria flotta bensì numerose e piccole imbarcazioni d’attacco, missili antinave e droni natanti esplosivi. Si sono dunque specializzati in attacchi a sciame contro le grandi unità nemiche in modo da saturare i loro sistemi di difesa. Tra gli analisti è stato coniato il termine di “flotta zanzara” proprio per descrivere questo tipo forza militare.
L’obiettivo dell’Iran non è mai stato controllare lo stretto bensì renderlo un luogo insicuro e questo si può ottenere, come hanno dimostrato, anche senza grandi navi da guerra.
Un ultimo aspetto della strategia iraniana riguarda la catena di comando delle proprie Forze armate.
L’Iran ha da sempre sofferto l’incapacità di difendere la propria leadership militare dagli attacchi mirati e improvvisi di un’intelligence nemica, quella israeliana, che è tra le migliori al mondo. Per ovviare a questo problema, l’Iran ha sviluppato un sistema a mosaico che consiste nel decentramento del comando. La catena di comando è divisa in unità locali in grado di agire in modo autonomo anche se i collegamenti centrali vengono distrutti.

(foto: www.criticalthreats.org)
Il sistema a mosaico viene applicato anche nella distribuzione delle risorse; infatti gli iraniani sfruttano le profondità strategiche del loro vasto territorio per disperdere il più possibile armi e materiale sensibile come l’uranio. L’obiettivo ovviamente è quello di rendere impossibile la loro rapida e totale distruzione.
Durante questo conflitto in Medio Oriente abbiamo visto una potenza regionale condurre una guerra di successo contro l’unica superpotenza. Se questo evento sarà lo spartiacque tra il mondo monopolare ereditato dopo la fine della Guerra fredda e un nuovo mondo multipolare, è presto per dirlo. Sicuramente diversi paesi orientali hanno osservato e preso già appunti sugli elementi che abbiamo analizzato in questo articolo.
Dott. Edoardo Rocca

