Consuetudini e tradizioni dis-umane nel mondo animale di un tempo e di oggi
Un tempo negli allevamenti ai polli da carne si somministravano i prodotti della terra principalmente orzo. Nelle piccole e medie fattorie i polli e i conigli, con i maiali, gli ovini, le mucche ed i vitelli erano il sostentamento naturale di ogni famiglia. Latte, salumi, uova e carne non mancavano mai. Ne sanno qualcosa i “cittadini” dei grandi agglomerati urbani che durante la guerra per mangiare, sì proprio per sopravvivere alla mancanza di cibo, hanno dovuto spostarsi nelle campagne ospiti di parenti e di amici.
A quei tempi chi è oggi nella gamma degli anta ed abitava in una fattoria in campagna, può testimoniare che eravamo tutti figli di una “casa nel bosco”. Adesso si fa tanto “casino ” per la famiglia di …. Ma alzi la mano chi aveva il bagno, pardon il gabinetto in casa? I cessi (chiamiamoli pure con il loro antico nome) erano tutti fuori in un gabbiotto che saltuariamente veniva liberato dalla montagnetta di deiezioni a vista.
E alzino pure la mano coloro che non avevano la camera da letto sopra la stalla per usufruire del poco caldo che offrivano i bovini. Era una consuetudine fondamentale per cercare un po’ di tepore dai rigidi inverni di un tempo.
Tutti quei riflettori per la casa nel bosco di Nathan e Catherine. Ma di che parliamo? Una volta e neppure tanto lontano era la normalità.
Lo siamo stati quasi tutti figli di una casa nel bosco e come ho già scritto sopra durante la guerra, gli abitanti delle grandi città si sono rifugiati nelle case del bosco per mangiare e sopravvivere e i gabinetti erano costruzioni in legno neanche troppo lontani dell’abitazione. Lavarsi? D’inverno acqua sulla stufa e con un piccolo asciugamano ci si strofinava per bene, d’estate un catino d’acqua al sole e sempre il piccolo asciugamano.
Beh siamo arrivati sino ad oggi no?
I servizi sociali? A mio modesto avviso, suffragato da oltre 40anni di mestiere, che non contempla sconti alla cronaca e alla verità, sono completamente da rivedere e da rifondare.
Con la lavorazione delle carni del maiale si assicurava il sostentamento familiare per tutto l’anno.
I polli erano liberi di razzolare nei cortili difesi dai cani per le volpi e dai gatti per topi e faine. La notte andavano per abitudine nei pollai, generalmente sollevati da terra e rinchiusi la notte.
Sempre nelle cascine e fattorie contadine le massaie avevano la responsabilità di praticare la castrazione dei galletti nei loro primi mesi di vita. Pratica crudele che veniva fatta per renderli più ricchi di carne soprattutto per le tradizioni natalizie e le grandi occasioni.
Aristotele descrive come avveniva la “capponatura” bruciando con un ferro rovente la parte interessata e lasciando poi alle donne con le mani più piccole la parte di asportazione delle gonadi e il taglio di cresta, bargigli e speroni.
Nel Medioevo il cappone era considerato oggetto di importanti occasioni e ricorrenze. Gli si attribuivano speciali benefici per le carni bianche e leggere e addirittura proprietà afrodisiache, oltre che ricostituenti per gli ammalati, comprendendo pure il brodo.
Era comunque una tradizione spietata, l’asportazione delle gonadi ed il taglio dei bargigli e della cresta, provocavano comunque grossi traumi agli animali.
L’attrezzatura era quella solita della casa, forbici per un taglio laterale sotto al costato e poi sempre con le stesse forbici si asportavano le gonadi e si tagliavano cresta e bargigli e speroni.
Dopo di che ago e filo per la ricucitura e cenere per disinfettare.
Una vera e propria malvagità solo per preparare il pollame con più carne da vendere alle pollerie delle città e per i lauti pranzi di natale.
In alcune fattorie queste abitudini sono ancora oggi praticate.
I maiali mangiavano gli scarti della cucina e pastoni di granaglie e patate. I bovini e gli ovini fieno e ballette di erba medica con pastoni di granaglie e crusca. Prodotti sempre e soltanto genuini coltivati in fattoria.
Oggi le cose sono molto cambiate, il pollo viene allevato in modo intensivo.
Fino a poco tempo fa un pulcino di pochi grammi, con mangimi speciali in 90 giorni era pronto per la macellazione. Quindi si ripuliva il capannone per un altro turno.
Non si poteva andare oltre i 90 giorni perché la struttura ossea rimaneva piuttosto piccola, e sarebbe morto sotto il suo stesso peso.
Oggi si giunge al peso di macellazione sui 3 kg anche in 80 giorni, affinché il ciclo produttivo si completi in quasi 4 turni in un anno.
Per la scrofa invece, che ha sempre prodotto una nidiata di maialetti non inferiore a dieci, un tempo non si praticava molto il metodo della castrazione dei maschi anche perché non si conosceva bene ed perché pericolosa dal punto di vista sanitario, si preferiva sterilizzare a 40-50 giorni le maialette femmine.
Oggi lo svezzamento dei maialetti è diventato più precoce, la scrofa partorisce 2,5 volte l’anno.
Per ricordare facilmente il tempo di gestazione è 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni.
Oggi la castrazione si preferisce effettuarla ai maialetti maschi a 3 giorni, con 2 taglietti separati senza ricucire perché il taglio è veramente piccolo, un po’ di spray disinfettante azzurro per 2 motivi, per riconoscere il maialino castrato e per evitare fenomeni di cannibalismo avendo lo spray un cattivo sapore.
Per l’allevamento delle pecore e dei maschi riproduttori “montoni” un tempo tagliavano la coda sia alle agnelle da rimonta che al maschio con un coltello. Non solo si provocava un trauma, ma molte volte il taglio si infettava fino alla morte dell’animale. Spesso si preferiva lasciare i maschi interi.
Oggi sia per le agnelle da rimonta che per i maschi riproduttori si preferisce la tecnica del taglio della coda con un anello di gomma posizionato nel punto giusto, soffrono un po’ perché non c’è circolazione sanguigna ma dopo un paio di ore il dolore dell’animale scompare e in 15 giorni circa la coda si secca e cade naturalmente senza lasciare ferite aperte. Per gli agnelli maschi si pratica invece la castrazione sempre con gli anelli di gomma.

Infatti subito dopo lo svezzamento precocissimo degli agnelli allevati in batteria, a circa 5 settimane di vita, si applicano gli anelli di gomma e più o meno dopo 2 settimane i testicoli seccano e cadono normalmente.
Per i bovini invece un tempo si lasciavano interi sia maschi che femmine, oggi si effettua la castrazione dei maschi sempre dopo lo svezzamento a 5 settimane per avere nel manzo una carne più marezzata con striature più ricche di grassi e quindi una carne più morbida da mangiare e gustare.
Questa pratica oggi si sta abbandonando a causa dei numeri. Ci sono allevamenti ove si macellano 50 vitelloni a settimana. Praticamente macellati a circa 20 mesi.
In questi allevamenti i vitelli arrivano già svezzati e cominciano a mangiare il silo mais ad una età non inferiore a 4 mesi.
Che dire?
Allevamenti turbo solo dis-umani, o siamo troppo gentili.
G.Zaccone / G.Muzj
