Cronaca

Vendemmia 2026: una panoramica generale in attesa della magia della vinificazione

La vendemmia 2026 è iniziata molto presto nel paese di Ricaldone in provincia di Alessandria: i primi grappoli sono già stati staccati prima di Ferragosto. Abbiamo assistito ad una raccolta molto anticipata, ormai sono anni che il Moscato D’Asti si vendemmia verso la fine di agosto. Ma quest’anno sono stati battuti tutti i record.

Lo Chardonnay per la base dell’Alta langa era già pronto il 3 agosto mentre il Brachetto e il Moscato lo hanno seguito pochi giorni più tardi.

Ma diamo qualche informazione tecnica sull’annata in corso: il germogliamento è avvenuto con un leggero anticipo ma non molto determinante, intorno a fine marzo / inizio aprile. Durante la primavera tutto è andato avanti con alcune piogge importanti che hanno determinato la creazione di una buona riserva idrica per la pianta, soprattutto per affrontare il periodo estivo. Tuttavia, a causa di un’estate tra le più torride degli ultimi anni si è verificata un’impennata sulla maturazione delle uve da un punto di vista fenologico. Infatti, le fasi che vanno dall’allegagione – in cui i boccioli fiorali si trasformano in acini fino alla formazione dell’intero grappolo – all’invaiatura, che segna l’inizio della maturazione (quando la vite interrompe la produzione di clorofilla, le uve cambiano colore, diminuisce l’acidità e iniziano a concentrarsi zuccheri e aromi) si sono verificate con un anticipo di almeno 10 giorni rispetto agli anni precedenti.

Per quanto riguarda la maturazione, non abbiamo assistito ad un blocco, nonostante le temperature superiori di 35 gradi in alcune tra le giornate più calde. Questo perché le riserve idriche che si sono accumulate durante il periodo primaverile hanno permesso alla pianta di resistere alla grande ondata di caldo e di non andare troppo in stress idrico. Infatti, le cellule delle foglie hanno proseguito a traspirare senza fermarsi evitando lo stop vegetativo, quindi la concentrazione degli zuccheri ha proseguito senza registrare problemi.

Quello che è capitato dopo ha segnato sensibilmente la data di raccolta delle uve, principalmente le aromatiche, Brachetto e Moscato: durante il mese di agosto non ha praticamente piovuto, con temperature molto elevate e pochissima escursione termica tra giorno e notte.

In cantina, l’effetto di questo caldo precoce si fa sentire subito. L’acido malico è il vero responsabile della sensazione di freschezza del vino: quando le temperature superano i 30-35 gradi, la pianta lo consuma rapidamente attraverso la respirazione cellulare, utilizzandolo come substrato e lascia solamente acido tartarico all’interno del mosto. Senza il suo contributo, l’acidità complessiva crolla e il pH sale. A subire queste conseguenze sono le uve aromatiche come Moscato e Brachetto: da una parte si perde quella punta di acidità che regala vivacità e rende il sorso leggero dall’altra il caldo degrada i composti aromatici della buccia dell’acino con il rischio di ottenere vini poco profumati.

Il 10 agosto molti contadini hanno iniziato la vendemmia 2026 staccando il Brachetto che era arrivato al completamento della maturazione tecnologica, ma non di quella fenolica. Diversamente, il Moscato, che è stato il secondo, ha raggiunto anch’esso la maturazione tecnologica ma purtroppo non quella aromatica.

Per spiegare in parole semplici i diversi tipi di maturazione ecco qui di seguito una rapida distinzione: la maturazione tecnologica rappresenta il raggiungimento del grado zuccherino desiderato alla raccolta che varia leggermente in base al vitigno, la maturazione fenolica riguarda la sintesi degli antociani, dei pigmenti che si formano all’interno dell’acino e, a seconda della varietà, determinano il colore del grappolo che può variare dal rosso rubino, al violaceo al rosso vivo. Infine, la maturazione aromatica, tipica della varietà aromatiche, in cui si studiano principalmente i terpeni dei composti aromatici come linanolo, geraniolo e nerolo che determinano l’aromaticità del mosto.

Di conseguenza, la raccolta a inizio agosto è diventata una scelta difensiva indispensabile per salvaguardare l’acidità residua ed evitare mosti piatti, pur dovendo constatare una maturità fenolica non completamente raggiunta nelle bucce e un potenziale aromatico parzialmente penalizzato dalle alte temperature.

Se per le varietà aromatiche precoci la priorità è stata la salvaguardia dell’acidità, la vera sfida di quest’anno si sposta sul vitigno che predilige l’acidità per l’eccellenza: la Barbera. In questo caso l’enologo ha dovuto impedire una degradazione eccessiva dell’acido malico, perché avrebbe alleggerito troppo il corpo del vino, ma allo stesso tempo ha cercato di monitorare il più possibile il rapido accumulo degli zuccheri nell’acino. Per queste motivazioni, la scelta sul momento della raccolta ha richiesto un campionamento mirato: l’obiettivo era quello di avere un grado zuccherino non troppo elevato e dover gestire dei PH troppo elevati. Perciò, anche in questo caso, la decisione di anticipare la raccolta consente di preservare freschezza e bevibilità, anche se si è verificato l’obbligo di accattare la presenza di tannini un po’ più pungenti.

Questa vendemmia 2026 fa capire che ogni anno deve essere considerato a sé perché è importante cercare di ottenere il massimo livello da un punto di vista di maturità e sanità delle uve e di pensare a quello che potrà accadere una volta in cantina.

La nota positiva: uve perfettamente sane in cantina

Nonostante le criticità dovute alle temperature elevate e ad alcuni compromessi per la gestione della maturazione, la vendemmia 2026 porta con sé una considerazione: una quasi perfetta sanità delle uve. Questo clima asciutto e caratterizzato da alte temperature ha portato ad una minore pressione delle principali malattie fungine come la Botrytis cinerea, fungo che causa la cosiddetta “muffa grigia” e la peronospora, entrambe le malattie si manifestano in condizioni di elevata umidità e ristagni di acqua. Di conseguenza i grappoli arrivano al conferimento perfettamente integri, privi di marciumi e senza alterazioni microbiologiche.

Per l’enologo, la presenza di una materia prima perfettamente sana rappresenta non solo un vantaggio ma permette soprattutto di lavorare con dei mosti puliti da un punto di vista microbiologico e riduce la necessità di effettuare degli interventi più drastici durante la vinificazione.

Martina Ivaldi

(Esperta – Enologa)