Una storia vera: Il cane Zor salva due ragazze da morte certa
Si era intorno agli anni 30 sopra a Sestri Levante in quel di Genova.
Gli abitanti della zona erano particolarmente legati al territorio che stava alle spalle del mare.
A quel tempo, in quella zona, le montagne degli appennini liguri contavano la presenza di numerose cave che offrivano lavoro a molta gente grazie all’estrazione e alla trasformazione della dolomia, materiale calcifero utilizzato nelle costruzioni,.
Il punto più alto era ed è ancora il monte Gazzo, con le grotte dell’area carsica tuttora visitabili.
Sulla sommità del monte fin dal XVI secolo era stata eretta una grande croce di legno come luogo di culto, croce che poi fu sostituita durante le peste del 1657 da una statua della Madonna.
Oggi c’è il Santuario della Madre della Misericordia a cui i sestresi sono particolarmente devoti.
Questo contesto per un motivo o per l’altro era un punto di riferimento e di sfogo per gli abitanti, sia per le attività giornaliere del lavoro che per le passeggiate ma anche per manifestazioni ludiche di vario genere.
Ancora oggi si organizzano gite e percorsi per visitare le numerose grotte e i lavori di estrazione di quel tempo.
Allora come in questi anni, la gente poteva scegliere tra la spiaggia o la passeggiata in collina, così con la scusa di portare anche il proprio cane a fare una sgambata, due ragazze amiche sestresi si erano incamminate per una gita in aperta montagna alle spalle della litoranea che a Sestri Levante ripercorre l’antica Via Aurelia, delimitando il mare dalle alture.
Nicoletta con la sua amica stava portando il cane di famiglia Zor, un setter da caccia, a fare il solito giro per le colline dietro i palazzi addossati ai monti oltre il litorale .
Le due ragazze di circa quattordici anni, mi racconta il figlio di Nicoletta, M. V., erano figlie del loro tempo e testimoni della loro gioventù, spensierate e ricche di vita che stava sbocciando come i fiori a primavera, parlavano e ridevano lungo la strada della collina.
Il cane, in piena libertà, camminava e poi correva avanti ed indietro, felice di seguire ogni odore e traccia presente lungo la strada.
Segnava, come tutti gli amici a quattro zampe, i messaggi sul terreno, scrivendo la sua identità e le sue coordinate, con qualche goccia di urina.
Il contesto del territorio era famoso, come appena riferito, per le cave di dolomia (calce).
Si era in un periodo storico particolare, post e prebellico e tante attenzioni sul mondo del lavoro non erano ancora ben codificate.
Tutto certamente veniva organizzato dai disciplinari studiati per ogni attività, ma tanto era soprattutto affidato al buon senso delle persone responsabili degli impegni che dovevano essere svolti.
Ad un certo punto e all’improvviso Zor tornò velocemente vicino alle due ragazze e davanti a loro iniziò ad abbaiare e a ringhiare scappando avanti e indietro, come a voler far capire loro che dovevano seguirlo.
Le due ragazze non capivano cose stesse succedendo, il loro pensiero dominante era quello di non perdere il cane.
Quando il setter scappò in direzione opposta alle montagne della dolomia, anche le due ragazze si misero a correre per vedere dove sarebbe andato a finire, ma dopo qualche centinaio di metri, un grande boato scosse l’aria e una grande nuvola di polvere avvolse tutto.
Nel frattempo Zor era tornato vicino alle due amiche ed era calmo con la coda bassa in mezzo alle zampe posteriori.
Le ragazze non capirono cos’era successo, ma man mano che la nuvola di polvere si diradava constatarono che l’area dove pochi minuti prima erano passate era sparita, franata sotto un enorme cumulo di materiale calcico.
Guardavano l’accaduto con le mani sul viso senza parlare, osservando anche quel luogo che aveva cambiato aspetto e pure il cane accucciato vicino a loro che le osservava con i grandi occhioni tipici dei setter.

Dopo qualche minuto ripresesi dallo spavento e resesi conto di quanto era loro capitato si abbracciarono senza dimenticare di abbracciare anche il cane che le aveva portate in salvo.
Rimasero per parecchio tempo sedute sulla parte di sentiero libero accanto al loro cane incredule ancora per quanto era successo qualche minuto prima.
Cos’era accaduto? In quelle cave si faceva uso di mine per facilitare l’estrazione del materiale, forse l’avviso dello scoppio non era stato così forte da essere udito dalle ragazze, ma dal cane sì, che avverte e sente decisamente meglio degli esseri umani, distinguendo anche gli ultra suoni.
Il fedele compagno le aveva salvate da un gravissimo incidente che senza ombra di dubbio sarebbe costato loro la vita.
Nicoletta negli anni a venire raccontava sempre con commozione la sua avventura ringraziando il cane della sua famiglia di averla salvata sia lei che l’amica.
Chi ci ha raccontato questa storia vera con una certa commozione, ringrazia il cielo perché Nicoletta, una di quelle due amiche, era la sua mamma.
GZ
