Lupi e animali sbranati
Ci hanno detto che parliamo troppo spesso dei lupi.
Onestamente rispondo che non lo so se è vero o non è vero, so solo, ed è facilmente dimostrabile, che ne scrivo quando c’è senso a scriverne e quando ho novità, e di queste ne ho molte ogni giorno. E’ pure vero che ovviamente non scrivo di tutto quello che mi dicono e questo risponde ad un pezzo del “parlare troppo”, ma per l’altro pezzo, ne scrivo quando le notizie sono importanti ed allarmanti come quelle di seguito riportate.
Basta poi fare una semplice ricerca in internet per sapere di quante aggressioni e danni ci sono stati recentemente in Italia a causa dei lupi.

Qui nella zona, sita sui primi contrafforti dei preappennini liguri, diciamo semplicemente che la situazione inizia a prendere una piega di grande attenzione.
Lo dimostrano queste poche foto, tra le tante acquisite e ricevute, del contesto lupi-campagna, in cui l’area contadina, quella che produce per sé e per gli altri, deve fare i conti quasi tutti i giorni.
Le foto sono brutali e crudeli e le abbiamo accuratamente sfocate per non urtare la sensibilità delle lettrici e dei lettori.
Sono comunque una triste realtà dei fatti naturali.
Questi animali sbranati, avevano tutti un nome e il contatto con i relativi proprietari è paragonabile al rapporto che esiste tra i nostri amici a quattro zampe, gatti e cani che vivono con noi nelle nostre case. E’ quasi identico se non più profondo. Anche loro aspettano l’amico umano che porti il cibo, l’acqua e che li liberi portandoli al pascolo e che poi li chiami al momento del rientro. Sono l’altra parte vivente della campagna, gli amici nascosti e silenziosi che accompagnano i lavori nei campi e la vita giorno dopo giorno di tutte le fattorie.
I contadini da qualche anno a questa parte, hanno dovuto recintare i terreni per evitare aggressioni, hanno investito nelle recinzioni alte e robuste, che poi servono a poco perché non sono a prova totale dei lupi che saltando ripetutamente sulle stesse, alte anche più di un metro e settanta cm, riescono a piegarle e ad entrare nei recinti per aggredire gli animali.

Oltre al danno poi per dirla proprio tutta, i contadini si sentono anche presi in giro e non tutelati quando succede l’irreparabile. Una capra ammazzata è certamente un grave danno per il piccolo e medio l’allevatore il quale onestamente comunica all’ASL l’accaduto e per l’indennizzo riceve circa 20 euro, un ridicolo rimborso molto ad di sotto del valore effettivo dell’animale, senza contare il costo del mantenimento e delle cure.
Per un vitello l’indennizzo è di 100 euro quando al mercato ne vale ben più di mille. Al di là di questo il contadino diligente e zelante si sente anche dire che deve obbligatoriamente smaltire la carcassa, il cui costo si aggira intorno ai quattrocento euro.
Inutile commentare.
Così facendo le regole non sono adeguate e diciamolo pure non aiutano la situazione, anzi la complicano creando una dicotomia tra istituzioni e realtà produttive, dove conviene tacere e sbrigarsela da soli in un modo o nell’altro come si faceva una volta.

Questo è il sentiment generale.
“Teniamo anche conto che le norme e le regole – ci dicono un paio di persone che desiderano rimanere anonime – generalmente sono scritte da persone che vivono nei palazzoni delle città e che conoscono per studio o per brevi soggiorni in campagna la situazione in generale. Una conoscenza ben diversa da quella che si vive quando si abita in campagna traendo sostentamento dalle attività agricole, quando si deve lavorare giorno dopo giorno per raggiungere normali risultati di sussistenza.
Se si deve portare in tavola soltanto l’insalata, occorre seminarla, piantarla, annacquarla e coglierla al momento opportuno e non è certo come andare al supermercato. Occorrono giorni e giorni di lavoro per coltivare e per allevare gli animali in fattoria che diventano i compagni di vita di tutte le famiglie. E’ un grande dolore oltre che una sconfitta vederli predati”.
Non si possono considerare i danni alle coltivazione fatti dai cinghiali e dai caprioli alla stregua di quelli dei lupi e considerarli come danni collaterali di poco conto nell’economia di una fattoria.
Solo quarant’anni fa nelle fattorie delle aree interne di tutt’Italia, ogni casa contadina normale, per il sostentamento familiare aveva doverosamente: una mucca, un paio di capre, almeno un maiale, galline e conigli, aveva anche un orto, un pezzo di bosco per il legname da bruciare nella stufa e alcuni campi per seminare il grano e il mais.
Non possiamo dimenticare queste cose. Lo sanno bene tutti quelli che durante e dopo l’ultima guerra dalle città sono andati nelle campagne dei parenti o degli amici solo per poter mangiare.

Occorre trovare soluzioni intelligenti per limitare i danni causati dai predatori. Gli animalisti che difendono a spada tratta tutto anche l’indifendibile, a loro dicono ancora le persone di cui sopra: “veniteci voi a lasciare nel giardino o nel cortile di una casa in campagna il vostro cane o il vostro gatto, così capite cosa si prova. Guardate il video che abbiamo ricevuto, ottenuto dalla riproduzione di un sistema di video sorveglianza, dove sono ripresi alcuni lupi che predano un gatto”. (Informa ne pubblica solo una sequenza poiché la crudeltà delle immagini è forte; sono ben visibili i riflessi degli occhi). “Nei pressi di Ponzone è stata avvistata almeno 3 volte una lupa con 5 cuccioli svezzati – ci dicono ancora – nei cortili e nelle piazze di tanti borghi non ci sono più i gatti randagi che c’erano solo qualche anno fa, neanche cani liberi, i soliti “gironzoloni”, mascotte di tante borgate contadine. Tutto sparito e sarà sempre peggio se non si prenderanno seri provvedimenti con un tavolo di progetto dove ci devono essere anche i contadini, quelli veri, coloro che le cose le sanno perché le vivono giornalmente e non solo i politici o i saccenti perbenisti”.
Gianni Zaccone

