Allarme AILANTO: Pianta infestante che sta colonizzando lo stivale
L’ailanto o anche albero del paradiso (Ailanthus) è un albero originario della Cina e delle isole Molucche, si trova naturalizzato in Italia e in altri paesi europei, oltre che in diversi paesi asiatici, in Nuova Zelanda, Sudafrica, Stati Uniti d’America e in Australia.
L’albero cresce rapidamente, in un anno 5 cm in diametro e un metro in altezza.
E’ una pianta tendenzialmente infestante e da considerare pioniera, infatti tende ad essere una delle prime a colonizzare ambienti liberi e le radici si propagano facilmente anche in terreni degradati generando nuove piante.
E’ anche denominato: noce americano pazzo e in Cina viene definito come l’albero del paradiso, per la velocità della sua crescita.
La pianta fino all’età di 5 anni ha all’interno del tronco, un’anima spugnosa che se tagliata e fatta essiccare produce un materiale spugnoso che può anche essere utilizzato per accendere un fuoco per sfregamento, in pratica un pezzo di tronco tagliato a metà, mettendo in evidenza il materiale spugnoso con un bastoncino della stessa pianta e sfregando nel canale ove si trova il materiale spugnoso, ci sono buone possibilità che cominci a bruciare, chiaramente occorre saper alimentare poi quei lapilli di fuoco.
Come legna da ardere viene utilizzato meglio nelle stufe che nei camini. Il legno non serve nemmeno per la preparazione di bancali perché è molto leggero e a causa di un modesto urto potrebbe rompersi.

La pianta può giungere ad una altezza considerevole, presenta rami che si staccano facilmente dal tronco, le foglie hanno una forma allungata e un odore sgradevole, prospera anche in ambienti scadenti e scoscesi.
Oggi l’ailanto per le sue caratteristiche presenta un serio problema infestante che dovrebbe essere arginato anche perché la pianta difende i nuovi polloni nati dalle radici e non permette ad altre essenze la nascita e la crescita.
Gli enti e le istituzioni preposte alla salvaguardia del patrimonio forestale dovrebbero favorire progetti ed azioni dirette a limitare la proliferazione di questa pianta.
Inizialmente in Europa l’ailanto era considerato anche un albero ornamentale per la sua bellezza.
Dunque gioie e dolori per questo albero, che tra l’altro in Cina ha una lunga e ricca storia come pianta medicinale.
Oggi in Australia, negli Stati Uniti d’America, in Nuova Zelanda e in numerosi Paesi dell’Europa meridionale e dell’Europa orientale, è considerata una specie molto invadente e danneggiante, quindi nociva per gli ambienti naturali.

La sua eradicazione è difficile, concretamente quasi impossibile perché l’albero, se viene tagliato, ricaccia nuovi polloni in modo vigoroso.
In Italia, nel Gargano c’è molta attenzione così pure nella foresta umbra.
Praticamente l’ailanto ha colonizzato lo Stivale.
In primavera emette una fioritura a grappoli con fiori bianchi. La riproduzione è per talea, ossia diffusione delle radici.
Si tratta anche di una pianta tossica, sebbene le sue proprietà siano molteplici è importante ricordare che qualsiasi forma di fai da te è sconsigliata. Questa pianta, infatti, è dannosa sia per gli esseri umani che per gli animali. Produce sostanze chimiche nocive, non mortali ma il contatto con foglie, cortecce, radici o la sua fioritura possono provocare reazioni allergiche e irritazioni.
Il polline è altamente allergico e può causare sintomi simili alla febbre da fieno, oltre a riniti e congiuntiviti.
Anche per gli animali non è consigliabile ingerire parti della pianta perché causano vomito e dolori addominali. Il rischio però per i nostri amici a quattro zampe non è alto, il sapore è molto amaro ed inibisce il contatto.
Giuseppe Muzj

