Cronaca

Accise: ma quante ce ne sono?

Come definito da qualche economista l’accisa è lo strumento rapido per incassare soldi da parte dello Stato.

Di seguito un elenco di accise che tutt’ora si pagano per eventi chiusi e sistemati ormai da tanto tempo.

Secondo la CGIA di Mestre per i terremoti di Valle Del Belice, Friuli Venezia Giulia, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna, lo Stato ha incassato 145 miliardi di euro, ma ne ha spesi solo 70,4 miliardi di euro, e nonostante il denaro incassato, il terremoto di Amatrice ha ricevuto meno fondi del previsto.

Le Accise sospese sono state quelle relative alla Guerra di Etiopia e dell’Abissinia.

Invece le accise sull’alluvione di Firenze del 1966 sono ancora in piedi dopo circa 60 anni, come quelle per la crisi di Suez e il disastro del Vajont. Il nuovo Longarone è stato ricostruito da anni, ma le accise sul Vajont sono ancora in atto.

Da una volantino apparso in questi giorni il Petrolio nel 2015 costava circa 155 dollari al barile e  la benzina € 1,87 litro, ora il petrolio è poco sopra ai 100 dollari ma la benzina costa oltre € 2 al litro. Misteri delle accise!

Notizia di questi ultimi giorni il petrolio della Basilicata viene venduto ad Israele, ma l’introito monetario viene girato all’Ucraina per acquistare i gruppi elettrogeni adatti a riscaldare le case.

Malta acquista da noi i prodotti raffinati del Petrolio, ma la stessa Malta vende poi la benzina alla pompa a € 1,5 al litro. 

Le accise che incassa annualmente lo Stato italiano sono pari a circa 25 miliardi di euro, l’extra gettito finisce in tanti rivoli. Il lettore dovrebbe comprendere dove questi rivoli finiscono: ospedali, scuole, strade. Per la mancanza di personale sanitario, settore in piena emergenza, i soldi apparentemente non ci sono.

Però i soldi per incrementare gli stipendi a diversi funzionari pubblici del Governo invece si trovano.

Energia fossile, accise e cambiamenti climatici sono strettamente legati; in un articolo One Earth ha pubblicato come le altre nazioni stanno progettando la piantumazione di alberi per arginare i cambiamenti climatici e si fa riferimento alla Cina dove una sola persona, nella sua vita, da bambino ad oggi, ha messo a dimora ben 9 miliardi di piante.

Con le accise recuperate in abbondanza si possono mettere a dimora piante sia per ridurre la CO2 presente, ed in automatico ridurre le temperature abbassando lo zero termico per facilitare la caduta della neve a quote più basse.

La domanda sorge spontanea anche in relazione alla promozione dell’auto elettrica e su come incasseranno poi le accise. Forse incrementando il costo dell’energia elettrica per recuperare il mancato introito dell’accisa sui carburanti.

E’ utile sapere che il costo reale di produzione di 1 litro di Benzina è €  0,87, ma le accise sono pari € 1,40 per litro di benzina, e al distributore vanno solo 3 centesimi/litro.

Torna prepotente il discorso di produrre benzina sintetica in loco, perché significa avere la materia prima senza spendere sull’acquisto del greggio da raffinare, recuperare comunque le accise ed avere un prezzo sulla distribuzione più contenuto dei costi attuali dei carburanti, con il grande vantaggio di mantenere in vita le fabbriche di auto con motori endotermici, quindi sicurezza del lavoro per tante persone e un prodotto che non inquina. Si usa la CO2 che con la combustione torna nell’ambiente senza auto incrementarsi in un ciclo chiuso perpetuo.

Cosa si aspetta a programmare queste soluzioni?

Giuseppe Muzj