Cronaca

Brasile 2026: La svolta politica ed economica dopo il primo turno

INFORMA è interessato alle elezioni in Brasile perché in questo meraviglioso Paese ci sono circa 30 milioni di nostri connazionali di prima e seconda generazione.

Per noi una lunga e interessante disamina della situazione al primo turno in attesa del ballottaggio. Grazie a Francesco Corcione.

Flávio Bolsonaro in testa, Lula al secondo turno e una nuova maggioranza di destra in Congresso

Di Walter Corcione

Il Brasile entra in una delle fasi politiche più importanti della sua storia recente. Le elezioni del 4 ottobre 2026 hanno prodotto un risultato che modifica profondamente gli equilibri politici del Paese: Flávio Bolsonaro è arrivato primo al primo turno delle elezioni presidenziali, davanti all’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva, e i due si affronteranno nel secondo turno previsto per il 25 ottobre 2026.

Secondo i dati del Tribunale Superiore Elettorale brasiliano, con il 99,99% delle sezioni elettorali conteggiate, Flávio Bolsonaro ha ottenuto circa 56,1 milioni di voti, pari al 47,03% dei voti validi, mentre Lula ha raggiunto circa 53,9 milioni di voti, pari al 45,16%.

Il dato più importante, tuttavia, non riguarda soltanto la Presidenza della Repubblica. Le elezioni hanno prodotto anche un Congresso Nazionale sensibilmente più orientato verso destra, creando le condizioni per un possibile cambiamento dell’agenda economica brasiliana a partire dal 2027.

Un Paese davanti a una scelta economica

Il Brasile che arriva al secondo turno presenta un’economia che non può essere analizzata soltanto attraverso il livello di crescita del PIL o attraverso alcuni indicatori positivi dell’occupazione.

Il quadro fiscale rappresenta oggi uno dei principali problemi strutturali.

Secondo i dati più recenti del Banco Central do Brasil, a luglio 2026 il debito lordo del Governo Generale aveva raggiunto il 82,5% del PIL, pari a circa 10,9 trilioni di reais. Nello stesso periodo, gli interessi nominali del settore pubblico accumulati in dodici mesi avevano raggiunto circa 1.150 miliardi di reais, equivalenti all’8,67% del PIL.

Questi numeri aiutano a comprendere una delle principali difficoltà dell’economia brasiliana: un Paese con un debito elevato deve destinare una parte significativa delle proprie risorse al pagamento degli interessi, riducendo lo spazio disponibile per investimenti pubblici, infrastrutture, sanità, istruzione e politiche di sviluppo.

La questione fiscale diventa quindi centrale.

Non significa che l’economia brasiliana sia “fallita”. Al contrario, il Brasile continua a possedere enormi vantaggi strutturali: un mercato interno di dimensioni continentali, grandi risorse naturali, agricoltura competitiva, energia, petrolio, gas, minerali, industria, tecnologia e una crescente economia digitale.

Il problema è un altro: come trasformare queste potenzialità in crescita sostenibile, investimenti produttivi e stabilità fiscale.

Inflazione, interessi e costo del denaro

Anche l’inflazione rappresenta una variabile fondamentale.

Secondo l’IBGE, nell’agosto 2026 l’IPCA registrava una variazione negativa mensile dello 0,32%, mentre l’inflazione accumulata negli ultimi dodici mesi era del 4,22%. Il PIL, invece, presentava una crescita del 1,9% nei quattro trimestri terminati nel secondo trimestre del 2026.

Il problema, per famiglie e imprese, è che l’economia brasiliana continua a convivere con un costo del denaro molto elevato.

La combinazione di debito pubblico, pressione fiscale, aspettative sull’inflazione e necessità di mantenere la credibilità della politica economica contribuisce a mantenere elevati i tassi di interesse.

Per il settore produttivo questo significa credito più costoso.

Per le famiglie significa finanziamenti più onerosi.

Per il mercato immobiliare significa maggiore difficoltà nell’accesso al credito.

Per gli investitori significa, invece, un forte incentivo a mantenere il capitale in strumenti finanziari a reddito fisso piuttosto che destinarlo all’economia reale.

Questa è una delle grandi sfide che il prossimo governo dovrà affrontare.

Il risultato elettorale: Flávio Bolsonaro davanti a Lula

Il primo turno del 4 ottobre ha prodotto un risultato che fino a pochi mesi fa sarebbe stato difficile da prevedere.

Flávio Bolsonaro, candidato del Partido Liberal (PL), ha superato Lula e arriva al secondo turno con un vantaggio numerico significativo. Il TSE conferma ufficialmente che i due candidati saranno quelli che si contenderanno la Presidenza il 25 ottobre.

Il risultato rappresenta anche una continuità, ma allo stesso tempo una trasformazione, della destra brasiliana.

Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore dello Stato di Rio de Janeiro e candidato alla Presidenza per la prima volta, si presenta come il principale rappresentante dell’opposizione al progetto politico guidato da Lula.

Per gli italiani e per i discendenti di italiani in Brasile esiste inoltre un elemento identitario interessante: Flávio Bolsonaro è di origine italiana attraverso la propria ascendenza familiare, elemento che si inserisce nella storia più ampia dell’immigrazione italiana in Brasile.

Ma il punto fondamentale di questa elezione non è l’origine familiare di un candidato.

È il progetto di Paese che gli elettori saranno chiamati a scegliere.

Il Congresso si sposta verso destra

Forse ancora più importante del risultato presidenziale è ciò che è accaduto nelle elezioni parlamentari.

Il Partido Liberal, il partito di Flávio Bolsonaro, ha eletto 121 deputati federali, diventando la maggiore forza della Camera dei Deputati. La federazione PT-PCdoB-PV, collegata a Lula, ne ha eletti 82.

Anche al Senato il risultato è particolarmente significativo.

Il PL avrà 28 senatori nella nuova legislatura, diventando la maggiore forza politica del Senato e la più grande bancada del partito dal 1988.

Le analisi della Câmara dos Deputados evidenziano inoltre una crescita complessiva della presenza della destra nel Congresso.

È importante, tuttavia, fare una precisazione: parlare di una “maggioranza di destra” non significa che il PL possa governare da solo.

Il Congresso brasiliano è composto da numerosi partiti e le maggioranze parlamentari dipendono dalle coalizioni, dalle negoziazioni e dalle singole votazioni.

Ma il messaggio delle urne è inequivocabile: il prossimo Congresso sarà molto più favorevole alle forze di destra e di centrodestra rispetto a quello precedente.

Qual è il progetto economico di Flávio Bolsonaro?

Il programma presentato da Flávio Bolsonaro al TSE propone una significativa trasformazione della politica economica brasiliana.

Tra i principali punti figura una riduzione delle dimensioni della macchina pubblica, con la proposta di eliminare almeno dieci ministeri, ridurre gli incarichi di fiducia, diminuire le spese amministrative e combattere i cosiddetti “supersalários” e i benefici considerati eccessivi nel settore pubblico.

Il candidato propone inoltre una revisione delle regole fiscali con l’obiettivo di ottenere avanzi primari, controllare la crescita della spesa e stabilizzare, per poi ridurre, il rapporto tra debito pubblico e PIL.

L’obiettivo dichiarato è creare le condizioni affinché il costo del denaro possa progressivamente diminuire e l’inflazione possa convergere verso il centro della meta stabilita dalla politica monetaria.

Meno tasse e revisione della riforma tributaria

Uno dei punti più interessanti per imprese, investitori e lavoratori riguarda la politica tributaria.

Flávio Bolsonaro propone di rivedere alcuni aspetti della riforma tributaria in corso, ridurre l’aliquota dell’IVA brasiliana e diminuire il peso fiscale sulla produzione e sui consumi.

Il programma prevede inoltre incentivi agli investimenti e alle esportazioni e una riduzione delle distorsioni generate dalle numerose eccezioni fiscali.

Questa proposta interessa direttamente il settore produttivo.

Il Brasile ha costruito negli anni un sistema tributario estremamente complesso, nel quale il costo burocratico e fiscale rappresenta una delle principali difficoltà per chi vuole investire, creare imprese e generare occupazione.

La sfida, pertanto, non sarà semplicemente “tagliare le tasse”, ma ridurre la complessità senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici.

Privatizzazioni e maggiore spazio al capitale privato

Un altro elemento centrale del programma di Flávio Bolsonaro è la ripresa del Programma Nazionale di Privatizzazioni.

Il candidato propone di valutare, caso per caso, quali imprese pubbliche possano essere trasferite al settore privato quando la presenza dello Stato non sia più considerata necessaria.

Il programma prevede inoltre criteri tecnici per le nomine nelle imprese statali e nelle agenzie regolatrici.

Dal punto di vista economico, la logica è chiara: ridurre il peso diretto dello Stato nell’economia e aumentare lo spazio per il capitale privato.

Per un Paese che necessita di enormi investimenti in infrastrutture, energia, trasporti, abitazioni, tecnologia e transizione energetica, il capitale privato può svolgere un ruolo decisivo.

Ma, ancora una volta, la questione centrale sarà la qualità delle regole.

Gli investitori non cercano soltanto rendimenti.

Cercano soprattutto sicurezza giuridica, stabilità regolatoria, trasparenza e prevedibilità.

L’obiettivo di una crescita del 4%

Il programma economico di Flávio Bolsonaro pone inoltre un obiettivo ambizioso: portare il Brasile verso una crescita sostenuta intorno al 4% annuo nel lungo periodo.

La strategia indicata si basa soprattutto su investimenti privati, infrastrutture, competitività, sicurezza giuridica e maggiore efficienza dello Stato.

L’obiettivo è certamente ambizioso.

Ma è proprio qui che si trova una delle grandi discussioni economiche del Brasile.

Una crescita del 4% non può essere ottenuta semplicemente aumentando la spesa pubblica.

Per essere sostenibile deve derivare da:

più produttività, più investimenti, più infrastrutture, più capitale privato, più tecnologia e maggiore competitività internazionale.

Cosa significa tutto questo per gli investitori?

Dal punto di vista dei mercati finanziari, l’elezione del 2026 può rappresentare un punto di svolta.

Se un eventuale governo di Flávio Bolsonaro riuscisse a combinare:

  • disciplina fiscale;
  • riduzione della spesa improduttiva;
  • stabilizzazione del debito;
  • diminuzione della pressione tributaria;
  • privatizzazioni;
  • sicurezza giuridica;
  • maggiore partecipazione del capitale privato;
  • investimenti in infrastrutture;
  • e una politica monetaria credibile,

il Brasile potrebbe entrare in un nuovo ciclo di investimenti.

Per la Borsa brasiliana, questo potrebbe significare maggiore interesse internazionale.

Per il mercato obbligazionario, una riduzione del premio di rischio potrebbe favorire una graduale diminuzione dei tassi.

Per il settore immobiliare, tassi più bassi potrebbero aumentare l’accesso al credito.

Per l’economia reale, infine, significherebbe creare condizioni più favorevoli per nuovi investimenti.

Naturalmente, questo è uno scenario potenziale e non una garanzia di risultato.

Il mercato valuterà i fatti, non soltanto le promesse elettorali.

Il 25 ottobre: una scelta anche economica

Il secondo turno del 25 ottobre non sarà quindi soltanto una scelta tra due candidati.

Sarà anche una scelta tra due visioni differenti del ruolo dello Stato nell’economia.

Da una parte, Lula rappresenta la continuità di un modello nel quale lo Stato mantiene un ruolo importante nella redistribuzione del reddito, nei programmi sociali e nell’intervento economico.

Dall’altra, Flávio Bolsonaro propone una maggiore disciplina fiscale, riduzione della macchina pubblica, revisione tributaria, privatizzazioni e maggiore protagonismo del capitale privato.

Il risultato del Congresso rende questa seconda agenda politicamente più plausibile rispetto a quanto sarebbe stato con un Parlamento dominato dalla sinistra.

Ma nessun presidente, indipendentemente dal nome, potrà governare il Brasile ignorando la realtà fiscale.

Una nuova fase per il Brasile

Il Brasile possiede qualcosa che pochi Paesi al mondo possono offrire contemporaneamente: territorio, popolazione, risorse naturali, energia, agricoltura, industria, biodiversità, mercato interno e una posizione strategica tra Atlantico, America Latina, Stati Uniti, Europa e Asia.

Il grande problema brasiliano non è quindi la mancanza di ricchezza.

È trasformare la ricchezza potenziale in prosperità sostenibile.

Il prossimo governo dovrà affrontare contemporaneamente debito, interessi, infrastrutture, produttività, sistema tributario, sicurezza, istruzione e competitività.

E dovrà farlo mantenendo la fiducia degli investitori brasiliani e internazionali.

Per l’Italia e per la comunità italiana in Brasile questa trasformazione assume un significato particolare.

Il Brasile è il Paese con una delle più grandi comunità di origine italiana nel mondo. Milioni di brasiliani hanno legami familiari, culturali ed economici con l’Italia.

Un Brasile economicamente più forte, fiscalmente più stabile e maggiormente aperto agli investimenti rappresenterebbe quindi anche un’opportunità per rafforzare i rapporti economici tra Brasile e Italia.

Il 25 ottobre potrebbe dunque essere ricordato non soltanto come il giorno della scelta del nuovo Presidente della Repubblica.

Potrebbe essere il giorno in cui il Brasile sceglierà quale modello economico e istituzionale vuole seguire nei prossimi anni.

La parola, ora, appartiene agli elettori.

Nota editoriale

Questo articolo distingue tra dati ufficiali, proposte contenute nei programmi elettorali e valutazioni prospettiche. Le proposte attribuite a Flávio Bolsonaro sono quelle depositate presso il Tribunale Superiore Elettorale e riportate nella documentazione della candidatura; la loro eventuale realizzazione dipenderà dall’esito del secondo turno, dalla formazione del governo e dalla capacità di costruire maggioranze parlamentari.

Fonti principali: Tribunal Superior Eleitoral (TSE), Câmara dos Deputados, Senado Federal, Banco Central do Brasil e Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE).

Francesco Corcione