Cronaca

Aree interne d’Italia. Il 24 novembre 2026 nascerà a Firenze il coordinamento nazionale dei comuni dei borghi delle aree interne

Per le Aree interne, serve un coordinamento nazionale: la SVIMAR SVIMAR (Associazione per lo Sviluppo delle Aree Interne) a San Godenzo per unire Nord e Sud contro lo spopolamento.

​Oggi 2 settembre 2026 nel comune toscano il Consiglio generale della Città Metropolitana di Firenze. L’alleanza tra territori, università (CIRPS) e istituzioni al centro della nuova strategia unitaria.

​SAN GODENZO (FI) Lo spopolamento e la fragilità demografica non conoscono confini geografici: le criticità dei piccoli comuni montani del Centro-Nord sono speculari a quelle del Mezzogiorno. Per dare risposte efficaci, la priorità assoluta è costruire un forte coordinamento nazionale delle aree interne, superando la frammentazione degli interventi locali.

​Di questo si è discusso a San Godenzo, dove è riunito il Consiglio generale della Città Metropolitana di Firenze alla presenza della sindaca Sara Funaro e grazie all’impulso del consigliere metropolitano Nicola Almentano.

​All’appuntamento hanno partecipato una delegazione della SVIMAR (Associazione per lo Sviluppo delle Aree Interne) guidata dal presidente nazionale Giacomo Rosa, dal delegato agli enti locali Michele Laurino e dal sindaco di Grassano, Filippo Luberto.

​Al centro del confronto c’era la messa a sistema delle competenze: la SVIMAR porta sul campo il proprio modello operativo e punta a esportare anche al Centro-Italia la collaborazione strategica con il CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, che unisce 27 università) per una progettazione avanzata e sostenibile.

​«Non esistono periferie d’Italia da abbandonare, ma un unico grande patrimonio da tutelare», ha sottolineato la delegazione SVIMAR. «Unire le forze tra Nord e Sud, mettendo in rete le migliori esperienze e la ricerca accademica, è l’unica via per garantire servizi, sviluppo e futuro a chi sceglie di vivere nelle aree interne».

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Il protocollo d’intesa per salvare le aree interne italiane prevede dieci proposte:

Le aree interne stanno perdendo abitanti, giovani, servizi e futuro.

Ma attenzione: spopolamento non significa che il territorio scompare. Un paese può avere pochi abitanti e continuare ad avere montagne, boschi, strade, sorgenti, campagne, biodiversità e paesaggi da custodire.

E allora dobbiamo cambiare paradigma.

Primo: i trasferimenti pubblici non possono essere calcolati soltanto sul numero degli abitanti.

Serve una quota legata alla superficie territoriale, alla montuosità, alla distanza dai servizi e alla fragilità del territorio.

Secondo: un Fondo nazionale permanente per le aree interne, non interventi occasionali e frammentati.

Terzo: vantaggi fiscali per chi vive, lavora e investe nei piccoli comuni.

Quarto: nuove regole per la scuola.

Pochi bambini non possono significare nessuna scuola.

La scuola è un servizio, ma anche un presidio di comunità.

Quinto: sanità, trasporti e servizi essenziali devono essere garantiti anche dove gli abitanti sono pochi.

Sesto: un grande programma nazionale:

“RESTO NELLE AREE INTERNE”.

Casa, lavoro, formazione, credito e incentivi per i giovani che scelgono di restare.

E per i giovani agricoltori un programma ancora più ambizioso:

“RESTO E COLTIVO”.

Terra, credito, formazione, innovazione e assistenza tecnica.

Non semplici contributi, ma un vero progetto di vita e di impresa.

Ottavo: bisogna riconoscere economicamente chi custodisce boschi, acqua, paesaggio, biodiversità e territorio.

La manutenzione della terra è un servizio che viene reso a tutta la collettività.

Nono: costruire una nuova economia delle aree interne attraverso agricoltura di qualità, artigianato, turismo lento, energie rinnovabili, bioeconomia e lavoro digitale.

E infine: restituire alle aree interne rappresentanza politica e istituzionale.

Perché non si può decidere il futuro di territori senza la voce di chi li vive.

Le aree interne non chiedono assistenza.

Chiedono giustizia territoriale.

Perché il futuro dell’Italia non può essere soltanto nelle grandi città.

Meno abitanti non significa meno Italia.

E se vogliamo che i giovani restino, dobbiamo finalmente dare loro una ragione per farlo.

Il futuro delle aree interne è il futuro dell’Italia. (Ndr – US Swimar)

PS: A nome del Direttore Gianni Zaccone, il giornale INFORMA ha già comunicato di voler promuovere le subregioni italiane, che a conti fatti sono identificabili con le aree interne italiane e come si può già notare nel menu dei supplementi di Informa per la prima sub regione Monferrato e Sassello.

Pertanto è con vero piacere che si plaude dell’iniziativa di SWIMAR.

Per quanto già espresso possiamo assicurare la nostra intenzione di seguire con la massima attenzione lo sviluppo dell’iniziativa, promuovendola e comunicandola.