Cronaca

La presenza del lupo in Italia si stimano oltre 3.500 individui

Le cronache ci riportano giornalmente di rapporti ravvicinati e di aggressioni dei lupi nei confronti degli animali da pascolo e di quelli domestici e pure nei confronti dell’uomo e dei bambini.

Abbiamo scelto di fare una sintesi riportando fedelmente i risultati del Monitoraggio nazionale del lupo per evitare ogni speculazione sul vero o falso e sui dati e sulla veridicità di una ricerca molto autorevole.

La fonte è dell’ISPRA ed i risultati ufficiali, che vengono brevemente descritti di seguito, si possono trovare nella relazione consegnata in data 12 maggio 2022 al Ministero della Transizione Ecologica MiTE dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale ISPRA.

Come si diceva, niente di più autorevole condotto con certosina perizia e pazienza.

Uno studio accurato dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con il conseguente monitoraggio sulla presenza del lupo in Italia fotografata nell’anno 2021/2022 ed elaborazione 2024.

Nella campagna di campionamento sono stati percorsi a piedi 85000 km, due volte il giro della terra e sono stati raccolti 24490 segni di presenza della specie: 6520 avvistamenti fotografici da fototrappola, 491 carcasse di ungulato predate dal lupo, 1310 tracce di lupo, 171 lupi morti. Su 1500 escrementi, dei 16000 registrati, sono state condotte analisi genetiche che hanno permesso l’identificazione della specie.

Il primo monitoraggio nazionale sul lupo in Italia, coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale ISPRA, su mandato del Ministero della Transizione Ecologica MiTE, cerca di rispondere alle domande: quanti sono i lupi in Italia? Dove sono? Il lavoro è stato svolto tra il 2018 e il 2022, con una raccolta dati realizzata tra Ottobre 2020 – Aprile 2021 che ha permesso di stimare l’abbondanza (intesa come numero di individui, N) e la distribuzione (area minima occupata nella regione alpina e la area stimata nella zona peninsulare) della specie.

Perché fare un monitoraggio nazionale?

Il lupo è una specie rigorosamente protetta dalla normativa Internazionale (Direttiva ‘Habitat’ CEE 1993/43, Convenzione di Berna) e nazionale (l. 157/92, DPR 357/97) e tale protezione ha sicuramente contribuito significativamente alla ripresa demografica e geografica rilevata negli ultimi decenni, ma non è stata mai adeguatamente documentata, a scala nazionale, attraverso attività di monitoraggio coordinate. Il monitoraggio nel tempo di alcuni parametri della popolazione (come la distribuzione e l’abbondanza) rappresenta uno strumento essenziale per valutare lo status di conservazione e verificare l’efficacia delle misure gestionali e di conservazione applicate. I dati scientificamente attendibili potranno indirizzare azioni di mitigazione dei conflitti con le attività umane, favorendo la coesistenza uomo lupo.

La stima della popolazione del lupo a scala nazionale è risultata pertanto pari a 3.501 individui (forchetta 2.949 – 3.945).

ZonaStima dell’abbondanza
Zona Regione alpine952 (816 – 1120)
Zona Regioni Italia peninsulare2557 (2127 – 2844)
Totale in Italia3501 (2949- 3945)

*dati 2020-2021 elaborazione 2024

Chi ha raccolto i segni di presenza? Una rete di 3000 persone, opportunamente formate e appartenenti a 20 Parchi nazionali e regionali, 19 regioni e provincie autonome, 10 università e musei, 5 associazioni nazionali (Aigae, Cai, Legambiente, Lipu, Wwf Italia), 34 associazioni locali, 504 reparti del Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) dell’Arma dei Carabinieri, ha avuto un ruolo fondamentale nelle attività di raccolta dei segni di presenza, rese ancora più complesse dalla pandemia Covid-19.

Fonte ISPRA

Come avete avuto modo di capire si tratta di una serissima base di partenza per il monitoraggio della presenza del lupo.

Alcune fonti locali dichiarano che oggi la popolazione dei lupi nell’appennino ligure-piemontese è aumentata ed è tra le più, se non la più popolosa d’Italia.

Cosa occorre fare durante le passeggiate nei boschi se si incontra questo predatore. Tranquilli, generalmente non si fa nemmeno vedere dall’uomo.

Quando si va a scarpinare in zone boschive dei preappennini conviene portarsi sempre appresso un buon ombrello, che serve sia per ripararsi dalla pioggia, sia dai raggi UV del sole, ma soprattutto dagli animali selvatici.

L’ombrello infatti è un utile strumento di difesa improvvisata durante le scampagnate, perché apre una barriera visiva e spaventa gli animali aggressivi.

Funziona come effetto sorpresa: aprire l’ombrello di scatto fa sembrare la figura umana molto più grande e disorienta l’animale spaventandolo.

Inoltre crea una barriera fisica, uno scudo tra uomo e animale, bloccando attacchi improvvisi di animali selvatici come cinghiali, cani randagi, lupi e persino orsi.

Crea anche un effetto distrazione, l’animale infatti si concentra sull’oggetto mai visto e perde il fuoco diretto sulla persona.

L’ombrello si tiene davanti al corpo e se l’animale si avvicina si fa scattare l’apertura con decisione per intimidire il randagio, il cinghiale o il lupo con il rumore e il movimento improvviso che genera l’apertura.

Si deve poi indietreggiare lentamente senza voltare le spalle e senza correre.

Un buon ombrello tra l’altro è pure un’ottima arma di difesa.

GZ

Foto: Fabio Quinto