Cronaca

“La guerra in Yemen, gli houthi, lo stretto di Bab al Mandab: il punto della situazione”

Negli ultimi giorni sono avvenuti eventi estremamente interessanti in Medio Oriente. Si è infatti riacceso il conflitto in Yemen che vede contrapposte milizie sciite e le milizie sunnite in una guerra per procura che l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stanno combattendo da più di un decennio.

In particolare le forze filo-saudite poste sulla costa occidentale dello Yemen hanno tentano un’offensiva, probabilmente per prendere in contropiede gli houthi, le milizie filo-iraniane, che stavano organizzando a loro volta un attacco. Gli houthi sono riusciti a sbaragliare le forze filo saudite già sulle montagne in prossimità della costa e poi hanno proseguito fino alla liberazione di tutta la costa occidentale dello Yemen.

Hanno preso in particolare il controllo di Mokha, porto strategico sul Mar Rosso ma soprattutto lo stretto di Bab al Madab e le isole poste al suo interno. Questo evento è estremamente significativo poiché lo stretto, è la porta d’accesso che dall’ Oceano Indiano conduce al Mar Rosso; quindi una zona vitale per il commercio globale. Se gli houthi fino ad ora potevano interdire la navigazione solo con armi lanciate dalle loro basi lontane dallo stretto come missili da crociera, missili balistici o droni a lungo raggio; ora il controllo diretto di Bab Al Madab gli permetterà di colpire le petroliere utilizzando armi a corto raggio e addirittura semplice artiglieria, mine marin e e missili spalleggiabili.

Gli houthi hanno dimostrato grandi capacità operative; mi ha stupito la precisione con cui sono riusciti a colpire i convogli nemici con droni a sgancio.

L’impiego massivo di queste armi ha sicuramente fatto la differenza durante gli scontri. Inoltre hanno dimostrato una grande abilità di manovra, riuscendo a radunare grandi concentrazioni di forze in poche ore.

Gli houthi si spostano spesso con mezzi leggeri e ognuno di essi rappresenta una piccola isola logistica: ogni pick-up è rifornito di benzina, viveri e munizioni sufficienti per combattere settimane nel deserto. Questa loro flessibilità logistica gli permette di non dipendere da rigide catene di approvvigionamento. In questo momento la loro offensiva prosegue verso Aden, verso la città di Taiz e Marib. Studiando la loro qualità in combattimento forse risulta fuorviante chiamarli milizie, come fanno di norma i media e sarebbe più opportuno parlare di un esercito che controlla un territorio in cui vive il 70% della popolazione yemenita.

A complicare la situazione dell’Arabia Saudita, che da oggi potrebbe veder interdetto l’accesso delle sue petroliere nel Mar Rosso, vi è il fatto che le milizie irachene filoiraniane abbiano colpito e reso inutilizzabile l’oleodotto est-ovest che permetteva loro di aggirare il blocco dello stretto di Hormuz.

In questo contesto di grande affanno, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammad bin Salman avrebbe chiamato Trump per chiedere un intervento degli Stati Uniti, che tuttavia non sembra nei piani dell’inquilino della Casa Bianca.

Seguiremo gli sviluppi di questo conflitto lontano ma estremamente importante per gli equilibri di potere nello scacchiera internazionale e per l’approvvigionamento energetico di una parte considerevole del mondo.

Dott. Edoardo Rocca