Signal for help
Troppe violenze contro le donne.
Dobbiamo chiarire alcune cose: QUI IN ITALIA IL LIVELLO DELLA NOSTRA CIVILTA’ EQUIPARA I DUE SESSI SULLO STESSO PIANO. C’è ancora qualcosa da fare ma ci stiamo lavorando.
E’ inconcepibile che una ragazza o una donna di qualunque età non possa andare in uno dei tanti negozietti bazar gestito da stranieri senza avere ansia o timore di essere aggredita. Per la strada è la stessa cosa.
Assurdo e inconcepibile.
NON VOGLIAMO PIU’ SENTIRE CHE I MOLESTATORI HANNO UNA CULTURA DIVERSA DALLA NOSTRA E CHE CONSIDERANO LA DONNA UN OGGETTO, quindi non fanno un solo giorno di galera.
Ma non esiste.
Se qualche magistrato di quelli che interpretano le cose in questo modo mi sta leggendo e fuma, gli consiglio di non andare a Singapore. Chi scrive c’è stato una ventina di anni fa e allora fumava. Aspettando fuori dall’aeroporto mi sono acceso una sigaretta e improvvisamente mi sono sentito osservato. Nella vetrata davanti si specchiava accanto a me un poliziotto. Mi giro e vedo il suo sorriso, immaginavo di circostanza o di benvenuto. Nel mentre mi si avvicina anche una hostess che mi dice in un italiano stentano, “attento sta solo aspettando che butti la cenere per terra per arrestarti e farti fare due giorni di galera”. Prende fiato e poi aggiunge, “magari sarai anche messo sul giornale come italiano sporcaccione”. Ho testimoni che possono confermare.
Devo di nuovo raccontarlo o vi faccio un disegnino.
Dico senza alcuna remora a quei magistrati che interpretano questi aspetti culturali che SIAMO IN ITALIA e qui non c’è questa cultura e qui le donne devono essere rispettate.

Spero solo che non capiti nulla ai componenti della mia famiglia.
Avete visto il film IL FIORE DEL DESERTO, c’è anche il libro, molto istruttivo su come certe culture, religiose e non, trattano le donne fin da piccole. Avete letto i libri scritti dalle donne afgane, da quelle iraniane, da quelle pakistane che raccontano le loro esperienze, le hanno raccontate quando sono riuscite ad andare, forse è meglio dire a scappare, in Paesi occidentali. NON LI AVETE LETTI? Non c’è propaganda, non c’è disinformazione, è bene leggerli per capire e per decidere come dobbiamo pensare e agire.
Comunque noi stiamo con le donne, tutte le donne, non ci interessa il colore, né l’appartenenza politica, né la religione, ci interessa solo il rispetto e la considerazione verso le persone e le regole civili della nostra cultura.
Chi viene qui la deve osservare altrimenti torni nel suo Paese.
Non esiste nessun dogma che penalizza davvero l’essere umano, tanto più nel ruolo futuro di una donna che diventerà mamma, quando avrà trovato l’amore e sarà in età fertile e non una sposa bambina a disposizione di uomini anziani che l’hanno comprata, e hanno il cervello tritato in dogmi, postulati, assiomi e verità che vanno bene solo a loro e al loro piacere. E non vogliamo più sentire di donne mutilate con tutto quello che la mutilazione nasconde.
Sapete cosa nasconde vero? Intanto l’impossibilità di essere donna nel piacere di esserlo e poi, orrore degli orrori, mutilata per essere fedele.

Basta pure con donne nascoste dal burka, che non si vede chi sono, l’identità dev’essere certa e visibile, non nascosta dietro usanze “tribali” a totale beneficio del genere maschile per uso e consumo proprio.
Ma cosa stiamo lasciando? Cosa stiamo barattando?
Scusate se venisse qui da noi la tribù indonesiana i cui uomini usano la KoteKa, cioè l’astuccio penico? Il giudice magistrato onnipotente cosa direbbe? E’ la sua cultura e lo lascerebbe andare nei supermercati, alle poste, nelle scuole a testimoniare questa cultura? E se venissero le ragazze del gruppo etnico dei fulani diffuso nella zona del Sahel, ne vedremmo delle belle, sebbene abbiano abbracciato la religione islamica rimane molto forte la loro cultura animista.

Tra le tribù Wodaabe del Niger e del Mali invece si può assistere al Gerewol un fenomeno africano unico ed affascinante, dove gli uomini si truccano e si vestono in modo creativo e stupefacente per conquistare le future spose e farsi scegliere come marito. E tra gli innuit c’è la pratica della condivisione dell’ospitalità sessuale con la moglie del padrone di casa.
Sono solo alcuni esempi ma dobbiamo capire, una volta per tutte, che alcune culture stanno bene solo a casa loro e che il buonismo non paga nessuno.
Insomma non vogliamo più sentire cronache dove le bambine non devono studiare perché la loro vita è quella di fare la serva e di compiacere all’uomo.
Non esistono donne di serie A e donne di serie B o Z, sono loro che ci hanno messo al mondo ed erano pronte a morire per farlo e per difenderci per farci crescere nel migliore dei modi.
Dobbiamo essere tutti uniti per far rispettare le regole e la nostra cultura.
Il “signal for help” non deve essere solo un segnale di aiuto nell’emergenze, deve essere il marchio perenne della libertà assoluta di tutte le donne del pianeta.
Gianni Zaccone

(Foto di Informa)
